Giardino formale, Vedelago (TV) - Veneto

VF3L0087

La villa fu commissionata da Leonardo Emo e fu costruita su progetto del Palladio probabilmente a partire dal 1558. Considerata un capolavoro di stile e funzionalità dal 1996 è inserita nella lista dei patrimoni dell’umanità dall’UNESCO. La sobrietà ed eleganza delle architetture si sposa con la semplicità dei giardini padronali stabilendo un’intensa e armonica relazione con il territorio agricolo circostante. Oggi è proprietà dell’omonima fondazione culturale creata dalla Banca del Credito Trevigiano che il 22 dicembre 2004 ha acquistato dalla famiglia Emo il complesso.
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Indirizzo via Stazione, 5 Loc. Fanzolo Vedelago (TV) - Veneto Accessibilità sì - aperto al pubblico
Telefono +39 0423 476334 Orari apertura da mag a ott, lun - sab 15 - 19, dom e festivi 9.30 - 12.30 e 15 - 19; da nov ad apr, lun - sab 10 - 12.30 e 14.30 - 17.30, dom e festivi 9 - 12.30 e 14 - 18
Fax + 39 0423 487043 Costo ingresso singoli: euro 6, over 65 euro 5, studenti euro 4; riduzioni euro 5 e 2; visita solo parco euro 1.50; gruppi: euro 5, over 65 euro 4, riduzioni euro 4.5 e 3; visita solo parco euro 1
E-mail info@villaemo.tv.it;fondazionevillaemo@villaemo.tv.it
Sito Web Villa Emo

La proprietà è immersa nell’ampia pianura ai piedi delle Prealpi feltrine, tra il Brenta e il Piave, a est dell’abitato di Fanzolo. La zona era anticamente attraversata dalla via Postumia e offriva le tracce della centuriazione romana su cui proprietà e campi si erano allineati. Anche la villa è orientata secondo questa antica trama: mutuando l’impostazione nord-sud del cardo e del decumano romani, che segna la campagna circostante, il complesso è segnato dal grande viale alberato, asse portante del collegamento tra il corpo principale della Villa e l’esterno, attraverso la grande rampa d’accesso e il viale lastricato. Ortogonale a questa direttrice un altro asse divide l’ambito della Villa e delle fabbriche a suo servizio dall’insediamento dei corpi di fabbrica minori, detto Borgo Brolo, destinati alla gestione della tenuta. Lo stretto legame tra proprietà ed edificio è sottolineato dalla forma stessa della Villa, aperta su tutti i fronti per spaziare visivamente sul suo vasto territorio di pianura. Le ampie prospettive palladiane sono sottolineate da filari di pioppi e dal disegno di strade e viali accompagnati dai duplici filari di cipressi. Palladio dotò la dimora sul retro di un “giardino quadro di 80 campi Trivigiani: per mezo il quale corre un fiumicello, che rende il sito molto bello, e dilettevole”. Il giardino, definito da aiuole geometriche delimitate da siepi con elementi topiari e da viali decorati da statue, conserva l’assetto rinascimentale ma nella seconda metà dell’800, con gli interventi progettati dall’architetto Antonio Caregaro Negrin, vengono inseriti elementi paesaggistici nell’antica maglia regolare, in particolare lungo l’attuale fronte stradale d’ingresso e nelle parti di giardino a destra della Villa piantate a boschetto.

Notizie storiche

Prima del 1535 il patrizio veneziano Leonardo Emo acquistò dai Barbarigo il fondo di Fanzolo e per favorire le attività di coltivazione e allevamento attuò la bonifica delle terre ripristinando e razionalizzando il sistema idrico. A tal scopo ottenne nel 1536 la concessione per la “seriola” Barbariga, un canale irriguo della Brentella. L’innovazione più incisiva fu l’introduzione della coltura del mais che modificò il regime alimentare e la crescita sociale del territorio: di questo mutamento storico restano tracce nella decorazione delle sale della Villa, eseguite nel 1565 da Giovanni Battista Zelotti per celebrare le nozze dell’omonimo nipote Leonardo con Cornelia Grimani, ispirata a motivi agrari dove un ciuffo di pannocchie costituisce il motivo ornamentale dei festoni decorativi. Dopo la morte dello zio (1539), Leonardo junior decise di dotare la tenuta di una dimora di delizia e affidò l’incarico del progetto ad Andrea Palladio. I lavori presero avvio probabilmente nel 1558 con la demolizione della preesistente casa dei Barbarigo. Per la nuova villa Palladio, che inserisce il progetto ne I quattro libri dell’architettura (1570), si ispira alla simmetria degli edifici romani: l’edifico padronale si staglia su un alto basamento reso accessibile da una grande rampa d’accesso e si sviluppa orizzontalmente prolungato da barchesse rettilinee porticate con undici arcate ciascuna, concluse da torri colombaie. La facciata del corpo principale è composta con simmetria e maestosa semplicità, con una loggia tetrastila d’ordine dorico sovrastata da un timpano triangolare con lo stemma Emo sorretto da due Vittorie alate, opera di Alessandro Vittoria. Gli spazi interni riprendono lo schema regolare della facciata: dalla loggia d’ingresso, attraverso un vestibolo si accede al salone centrale, ai lati del quale aprono due stanze a nord e due a sud, divise da altrettanti passaggi e dalla scala che conduce al piano superiore. Alla sobrietà degli esterni si contrappone la ricca decorazione interna opera dello Zelotti che scandisce le pareti con finte architetture all’interno delle quali campeggiano scene pastorali e motivi celebrativi delle arti e delle virtù, ispirate a temi mitologici e allegorici.

Epoca

XVI

Progettisti ed esecutori

Palladio Andrea (progettista)
Caregaro Negrin Antonio (progettista)

Mappa

Come arrivare



Condizione giuridica

Proprietà Privata

Provvedimento di tutela

D.Lgs. 42/2004

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