Giardino formale, Galzignano Terme (PD) - Veneto

Portale di Diana

Il complesso monumentale di Valsanzibio è oggi un raro esempio di seicentesco giardino all’italiana, integro nel percorso simbolico e nei giuochi d’acque, tanto da essere insignito del premio internazionale "Il più Bel Giardino d’Europa".
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Indirizzo via Diana, 2 Galzignano Terme (PD) - Veneto Accessibilità sì - aperto al pubblico
Telefono +39 049 8059224; +39 340 0825844 Orari apertura tutti i giorni da mar a nov, 10 - 13 e 14 - tramonto (dom e festività orario continuato)
Fax +39 049 8059224 Costo ingresso euro 8,50 adulti; euro 7,50 gruppo; euro 5,50 minori 14 anni
E-mail info@valsanzibiogiardino.it
Sito Web Villa Barbarigo Pizzoni Ardemani, detta Valsanzibio

Valsanzibio fu portato all’attuale splendore dal nobile veneziano Zuane Francesco Barbarigo e da suo figlio Antonio. Il primogenito Gregorio, cardinale e futuro santo, ispirò l’alta simbologia del progetto dovuto all’architetto e fontaniere pontificio Luigi Bernini, fratello di Gianlorenzo. 70 statue, in buona parte opera del tedesco Enrico Merengo (Heinrich Meyring, 1628-1723), e altrettante sculture minori (per le quali le fonti ricordano i “mastri” Pio, Domenico e Zuane) si integrano ad architetture, ruscelli, cascate, fontane, laghetti, scherzi d’acqua e peschiere, fra innumerevoli alberi ed arbusti. L’insieme fu concepito e attuato per simboleggiare neoplatonicamente il cammino dell'uomo verso la propria perfettibilità e salvazione. L'itinerario iniziatico ha inizio dal monumentale ingresso detto “Bagno di Diana”, un portale un tempo culminante in cupola con edicola, decorato dalle statue di Endimione e Atteone ai lati della dea e con putti che versano acqua, che si affaccia su una peschiera. Il percorso prosegue entrando nel giardino, fino a raggiungere l’arco di Sileno, la Fontana dell’Iride e la Peschiera dei Venti. Si giunge poi al labirinto, realizzato in bosso, con un percorso di 1500 m e una superficie di 3000 mq, e articolato in quattro settori culminanti nella torretta centrale, che è uno dei più estesi labirinti dell’epoca tuttora esistenti. Tra le fontane ricordiamo quella della Pila, al centro dell’incrocio tra gli assi principali, in marmo rosso, poggiata su un basamento a gradoni ottagonale e affiancata dalle statue di Argo e Mercurio, custodi del giardino, eseguite dal Merengo, accanto a quelle della Salubrità e della Fecondità. La fontana dei giochi d’acqua è decorata da statue collegate all’idea del bene e del male con Flore e Ope contrapposti a Polifemo e Tifeo, ancora del Merengo. Dalla Fontana della Pila a destra il “Gran Viale” è affiancato dall'Isola dei Conigli, una delle rare "garenne" ancora esistenti, con al centro una voliera esagonale. Giustapposta all’Isola e al di là del Gran Viale si trova una maestosa statua del Merengo raffigurante il Tempo che ha interrotto il suo volo attraverso lo spazio, che simboleggia la trascendente condizione dello spirito umano. Si giunge infine alla scalinata delle Lonze, che richiama i versi dell'Inferno dantesco, realizzata in trachite che conduce all’esedra semicircolare decorata a bugne rustiche e abbellita da nicchie, in asse alla villa, verso nord: da qui parte un lungo viale dei cipressi che sale il pendio del monte. Nel giardino si contano circa 800 piante, tra cui diverse specie arboree piuttosto rare: in particolare 24 varietà di conifere, 16 di alberi a foglia perenne, 24 a foglia caduca e altri tipi di arbusti.

Notizie storiche

Il complesso monumentale di Valsanzibio comprende villa, foresteria, gastaldia, scuderia, portineria, limonaia, padiglioni e giardino, ma in questo caso l'edificio padronale si presta a divenire quinta scenografica per il parco. Alla metà del 400 Ludovico Contarini acquista una gastaldia e già nel 1539 l’astronomo Antonio Piccolomini definisce in una lettera la proprietà come “locus amoenus”. Al tempo della proprietà Contarini viene già ricordata la presenza di una peschiera. Nel 1588 la famiglia cede i possedimenti a Piero Michiel e a Nicolò Ferro, che alla morte, nel 1619, lascia per testamento i beni parte ai Barbarigo, parte ai Michiel Barbarigo. Tra il 1619 e il 1623 i fratelli Barbarigo fanno realizzare una nuova sistemazione del giardino, impegnando l’asse est-ovest, mentre la sistemazione lungo quello nord-sud, è databile tra il 1664 e il 1665. Nel 1804 il complesso viene ereditato da Marco Antonio Michiel e nel 1835 passa ai conti Martinengo da Barco che amplieranno il parco. Passato ai Donà delle Rose nel 1929 perviene alla famiglia Pizzoni Ardemani che porranno riparo ai guasti causati dall’occupazione militare e dall’abbandono dell’ultima guerra. Di recente sono stati ripristinati i 33 punti d’acqua del giardino compromessi dal progressivo impoverimento idrico. Grazie a ciò Valsanzibio è oggi un raro esempio di seicentesco giardino all’italiana, integro nel percorso simbolico e nei giuochi d’acque, tanto da essere insignito del premio internazionale “Il più Bel Giardino d’Europa“.

Epoca

XVII

Progettisti ed esecutori

Luigi Bernini (progettista)

Bibliografia

Puppi, Lionello, “Quivi è l’inferno e quivi il paradiso”. Il giardino di villa Barbarigo a Valsanzibio nel Padovano, in Mosser, M., Teyssot, G. (a cura), L’architettura dei giardini d’Occidente dal Rinascimento al Novecento, Milano 1990, pp. 181-183
Pietrogrande, A., Il giardino di villa Barbarigo a Valsanzibio, in “Padova e il suo territorio”, 16 (2001), n. 91, pp. 18-21
Zucchello, N. (a cura), Ville venete: la Provincia di Padova, Venezia 2001

Superficie

160.000 mq

Mappa

Come arrivare



Condizione giuridica

Proprietà Privata

Provvedimento di tutela

D.Lgs. 2004/42

Note

Foto: Archivio Pizzoni Ardemani

Vicenza Film Commission

Disponibilità elettrica :

Disponibilità acqua :

Bagni :

Accesso Carrabile : NO

Set già utilizzato : NO


Galleria fotografica