Roma (RM) - Lazio

Villa Albani Torlonia Copyright Fondazione Torlonia © Lorenzo De Masi 1,5 mb

Indirizzo Via Salaria, 92 Roma (RM) - Lazio Accessibilità sì - aperto al pubblico
Telefono 06 683 3703 Orari apertura Solo su prenotazione
Costo ingresso A pagamento
Sito Web Villa Albani Torlonia

Villa Albani Torlonia e la sua celebre collezione, circondate da un paesaggio al contempo libero e formale, è una sublime testimonianza di unità di ragione e natura. L’iscrizione a lettere in bronzo sulla facciata ne racconta la storia: «Alexander Albani vir eminentissimus instruxit et ornavit / Alexander Torlonia vir princeps in melius restituit» (L'eminentissimo Alessandro Albani costruì e adornò / il principe Alessandro Torlonia restaurò ed abbellì).
Otto ettari di parco disegnati da “percorsi emozionali”: tra il Casino Nobile e, dalla parte opposta del giardino all’Italiana, l’emiciclo della Kaffeehaus, statue, bassorilievi e fontane incastonate tra i vari edifici della villa che si sviluppa come un vasto complesso architettonico, in una comprensione corale di per la sistemazione del giardino, Giovanni Battista Piranesi (1720-1778) ed ‘il padre’ della storia dell’arte moderna, Johann Joachim Winckelmann (1717-1768), bibliotecario e ambienti, paesaggi e opere d’arte che qui ‘vivono’ come se possano essere eternamente riscoperte.

Attento mecenate e abile diplomatico, il cardinale Alessandro Albani (1692-1779) fu tra i maggiori collezionisti di antichità, protagonista di campagne di scavo e promotore, con il “Cenacolo di Villa Albani” il circolo di intellettuali di cui amava circondarsi, del nascente movimento neoclassico. La Villa, tra le più alte espressioni del gusto antiquario, nella Roma meta privilegiata del Grand Tour, fu realizzata tra il 1747 e il 1763, su disegno dell’architetto Carlo Marchionni (1702-1786) un progetto nato dal dialogo con il grande incisore e cartografo Giovanni Battista Nolli (1701-1756) consigliere del cardinale per la collezione.
Una narrazione studiata in ogni dettaglio, riflessione su temi antichi ispirata alle ville della Roma imperiale per educare ed emozionare il visitatore, il cui sguardo, dal grande cancello sulla via Salaria, spazia “dai Monti Sabini ai Colli Albani” seguendo i due assi prospettici principali secondo cui è suddiviso il parco.

Il bosco di alberi ad alto fusto e pini marittimi, oggi tra i più antichi di Roma, accoglie gli ospiti che scendono lungo otto grandi viali di lecci squadrati in continuità con la siepe di bosso sottostante, ritmicamente scandita da erme, verso il Piazzale della Stella allora dominata da un obelisco egizio, omaggio alla più antica delle civiltà, fino all’ampio e geometrico parterre. Sistemato in aiuole per linee parallele e terrazzamenti riuniti al centro dalla Fontana dei Facchini, una grande vasca sostenuta da quattro atlanti (oggi esposti al Louvre), il disegno di bossi punteggiato di rose sale verso le esplanade laterali, un tempo vigna, ornate da fontane barocche da un lato e dal giardino degli aromi dall’altro, con gli agrumi in vaso ed il frutteto oggi ricordati dai grandi cedri e dalle magnolie, che giungono fino al Tempietto diruto “…finta rovina realizzata con l’assemblaggio di frammenti antichi, divertissement che diverrà un arredo modello per le altre grandi ville romane sistemate in epoca neoclassica…” .

Un succedersi di pittorici paesaggi che conducono al Casino Nobile, fucina culturale più che abitazione, creato con lo spirito enciclopedico di voler mostrare tutta l’arte conosciuta all’epoca: dall’ampio loggiato chiuso con quinte architettoniche, al piano nobile dove in un’eclettica successione di sale, affrescate dal Bicchierai, da Paolo Anesi e Clerrisseau, tra gli arazzi di Pietro Duranti e marmi policromi, sono ambientati eccelsi capolavori tra cui l’Apollo Sauroctono, l’affresco del Parnaso (1761) realizzato in galleria da Anton Raphaël Mengs (1728-1779), manifesto pittorico del neoclassicismo e l’Antinoo, il celebre bassorilievo da Villa Adriana, del giovane amante dell’imperatore Adriano, oltre alle quadrerie con opere di Perugino, Vanvitelli e Baciccio.

Nel 1866 la Villa è acquistata dal principe Alessandro Torlonia che, dopo decenni di abbandono, inizia ingenti lavori di restauro, ampliando la collezione ed il giardino, restituendo lustro e prestigio alla più importante dimora cardinalizia del Settecento, dove nel 1870 venne firmata la resa di Roma da parte dello Stato Pontificio. Un sogno di classicismo, preservato intatto grazie alla passione per l’arte di diverse generazioni della Famiglia, culminata nella Fondazione Torlonia, nata nel 2014 con lo scopo di preservare e promuovere la Collezione Torlonia, un complesso di marmi antichi tra i più significativi al mondo e Villa Albani Torlonia, “patrimonio culturale dell’umanità oltre che della Famiglia” da tramandare alle generazioni future.

Bibliografia

I giardini del Lazio, Touring Editore Milano 2019, p. 56.
Dati non disponibili.
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