Parco informale, Santu Lussurgiu (OR) - Sardegna

Indirizzo Loc. San Leonardo de Siete Fuentes Santu Lussurgiu (OR) - Sardegna Accessibilità sì - aperto al pubblico
Telefono +39 07835519
Costo ingresso Ingresso libero

San Leonardo de Siete Fuentes è immerso in un Parco naturale che rende questo piccolo borgo del Montiferru, a circa 700 metri slm, particolarmente salubre per la piacevolezza del clima, l’abbondanza di acque sorgive e la rigogliosità di una vegetazione che ancora tratteggia l’originaria foresta mesofila.
L’attributo di sette fonti (contenuto nel Condaghe di San Nicola di Trullas come Villa Ad Septem Fontes) è con buona probabilità imputabile all’usanza dei Frati Cistercensi di attribuire alle località ricche di fonti una connessione non etimolo-gica ma puramente simbolica, quasi esoterica, il 7 rappresenta infatti l’Acqua Ce-leste, l’essenza della creazione esprimendone l’integrità, la completezza e il per-fetto equilibrio in un ciclo compiuto e dinamico.
Grazie alla concomitanza di questi elementi ambientali i Cavalieri di San Lazzaro stabilirono attorno al X secolo un ospedale, sotto la protezione di San Giovanni Battista, per la cura dei Crociati che rientravano dalla Palestina soprattutto se ammalati di lebbra; per questo motivo l’Ordine prese il nome di Giovanniti o Ca-valieri di San Giovanni Gerosolimitano e più tardi degli attuali Cavalieri dell’Ordine di Malta e in parte Cavalieri dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro. Quasi subito fu necessario ampliare questa struttura di accoglienza in un più ampio sanatorio nei pressi del quale fu ingrandita, tra il 1300 e il 1325, anche l’annessa e semplice chiesetta romanico-pisana del 1100 intitolata a San Leonardo Abate di Noblac conservandone solo in parte lo stile originario tant’è che è ancora ben evidente una lesena strutturale che sottolinea un’eloquente simmetria pro-spettica romano-gotica con due attigui portali. Qui nel 1296 cercò rifugio e morì Guelfo della Gerardesca, figlio primogenito del più noto Ugolino della Gerardesca Conte di Settimo e Donoratico di dantesca e triste memoria.
Per questa loro benemerita opera i frati ospedalieri assunsero un grande prestigio acquisendo ingenti ricchezze e un importante ruolo socio-economico che durò fi-no al 1409 quando i feudatari imposti dagli aragonesi, dopo la battaglia di Sanlu-ri e la fine dei Giudicati, pignorarono quasi tutto il loro patrimonio. Le poche proprietà terriere che rimasero nella loro disponibilità “sas terras de s’ispidale” vennero man mano frazionate in poderi regolari collegati tra loro da una funzio-nale viabilità interna e delimitati da ordinati muretti a secco tutt’ora riconoscibili nell’agro adiacente.
All’interno del Parco, di circa cinque ettari, sono ancora fruibili gli antichi ele-menti che risultarono essenziali per lo sviluppo di Settefontane: l’abbondanza di acqua, la salubrità del luogo, la chiesa medievale e l’atmosfera delle conviviali riunioni di novenanti e visitatori. Il Parco è attraversato da una breve strada cen-trale che porta alle sette fontane sulla sinistra, mentre sulla destra è la chiesa del priorato di San Leonardo e i pochi resti dell’ospedale oggi testimoniati soltanto dal nome di una via del borgo e dalla presenza di alcuni cedri centenari ai quali in passato venivano attribuite proprietà terapeutiche ed effetti positivi sulla qualità dell’aria.
Alla chiesa sono annesse i muristenes in forma raccolta a semicerchio, come nei chiostri medievali e con il pozzo nel mezzo. L’acqua delle fontane sgorga dal fron-te di un muro con pietre incise e ordinate in fila lungo un percorso all’ombra di lecci ombrosi e alimenta una rete di ruscelletti scroscianti e canali del parco sot-tostante fino ad un laghetto perimetrato in prossimità di uno degli ingressi.
La denominazione delle vie del borgo è in buona parte ispirata agli alberi, che originariamente caratterizzavano quest’area di boschi di leccio misti a roverella (Quercus pubescens e Quercus congesta) e castagni (Castanea sativa) con agrifo-gli (Ilex aquifolium), aceri (Acer monspessulanum) e tassi (Taxus bacata) ai qua-li sono stati aggiunti abeti (Abies sp. pl.), cedri (Cedrus sp. pl.), ippocastani (Ae-sculus hippocastanum), olmi (Ulmus campestris) e aceri (Acer campester). Splendide specie compagne erbacee o arbustive, così dette compagne non per un loro ruolo secondario, arricchiscono il patrimonio vegetale con entità di grande importanza naturalistica, di estrema rarità e attrattiva estetica come la digitale (Digitalis purpurea), l’atropa (Atropa belladonna), la felce florida (Osmunda re-galis), le ginestre spinose (Genista sp. pl.) mentre tra gli alberi autoctoni primeg-giano gli ontani neri (Alnus glutinosa) che specchiano le loro fitte chiome sui tan-ti rivoli d’acqua che si liberano dalla tante sorgive dal suolo.
La disposizione delle piante nel Parco de Santu Nenaldu, a differenza dagli altri Giardini Regionali, non rispetta alcun predeterminato disegno stilistico ma si ba-sa semplicemente su quella regolare capacità di strutturarsi in forme, volumetrie ed associazioni che solo la natura riesce ad esprimere con elegante possenza defi-nita con quella lineare semplicità che è capace di stimolare un senso di serenità e di forte aderenza alla natura.

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