Giardino botanico, Belluno (BL) - Veneto
| Indirizzo | via Gregorio XVI, 8, 32100, Belluno Belluno (BL) - Veneto | Accessibilità | sì - aperto al pubblico | |
| Telefono | +39 0437 944830 | Orari apertura | Il Giardino Botanico apre al pubblico da inizio giugno a metà settembre. L’orario e i giorni di apertura vengono decisi all’inizio della stagione per cui è meglio informarsi sui canali internet del Giardino o prendere contatti con il Reparto Carabinieri Biodiversità di Belluno. | |
| Fax | +39 0437 25084 | Costo ingresso | Ingresso libero (ingresso vietato per cani e biciclette) | |
| 043711.001@carabinieri.it oppure rcb.belluno@gmail.com | ||||
| Sito Web | Giardino Botanico delle Alpi Orientali | |||
Il Giardino Botanico delle Alpi Orientali, gestito dal Reparto Carabinieri Biodiversità di Belluno, si trova in Comune di Belluno, all’interno della Riserva Naturale Integrale di Monte Faverghera, nel settore orientale delle Prealpi Bellunesi. La sua estensione è di 6 ettari, che costituiscono una parte dei 14 ettari (ha) della Riserva. Situato a una quota tra i 1500 e 1550 m slm, viene aperto da metà giugno a metà settembre. Il Giardino è raggiungibile a piedi, in mezz’ora, su strada sterrata chiusa al traffico dalla località-ristorante “La Casera” oppure in 20 minuti, sempre a piedi, dalla stazione a monte degli impianti di risalita del Nevegal. Il Giardino nacque a metà degli anni ’50 per opera di due botanici: Francesco Caldart, funzionario dell’ex Corpo Forestale dello Stato, e il bellunese Virginio Rotelli, che individuarono quest’area della dorsale del Nevegal, una cava dismessa di proprietà del Comune di Belluno, come adatta alla realizzazione di un Giardino Botanico date le preesistenti rilevanze floristiche. Con entrata libera, la visita si snoda lungo vari sentieri tematici. Il primo sentiero è quello panoramico (segnato in mappa col colore blu), da cui si gode della vista su tutta la Valbelluna, dall’Altopiano del Cansiglio fino alle Vette Feltrine. Si possono poi ammirare tutte le più importanti cime dolomitiche, i rilievi trentini e quelli friulani. Ci sono poi il sentiero botanico (contrassegnato in verde) che attraversa tutto il Giardino e il sentiero carsico (giallo), poiché l’area presenta aspetti geomorfologici tipici del carsismo come le doline, i campi carreggiati e le cavità carsiche (“Bus del Giardino Botanico”). Percorrendo i sentieri, si incontrano le piante che sono organizzate secondo un criterio di tipo fitosociologico, ovvero la zonizzazione del Giardino è quindi articolata per habitat e le specie vegetali sono collocate in un contesto che rispecchia la loro ecologia naturale. Il primo habitat del sentiero botanico è quello delle praterie alpine aride di alta quota, che costituiscono una parte consistente del Giardino. Nei prati aridi, di natura carbonatica, sono presenti alcuni endemismi delle Alpi Orientali: il Giglio della Carniola (Lilium carniolicum), l’Erba perla rupestre (Moltkia suffruticosa) e il Giaggiolo del Cengio (Iris cengialti). Nell’area centrale del Giardino si trovano i prati fertili o pingui, con piante classificabili come buone foraggere, dove sono presenti la Genziana maggiore (Gentiana lutea) a rischio di estinzione, la velenosa Speronella alpina (Delphinium dubium) e la pungente Regina delle Alpi (Eryngium alpinum). Altro habitat prativo è il Nardeto, che occupa una dolina, con suolo maturo e acidificato, ove spiccano la Genziana punteggiata (Gentiana punctata), la Campanula barbata (Campanula barbata) e l’Arnica (Arnica montana).
Rilevante è anche l’habitat dei ghiaioni carbonatici, ambiente ricostruito e arricchito da aree di macereto e di prateria primaria d’alta quota, tra le cui rocce si possono ammirare il Papavero alpino (Papaver alpinum) o la Linaiola alpina (Linaria alpina). Di recente ricostruzione, annessi al ghiaione, vi sono anche gli ambienti acidofili alpini, come la brughiera, gli sfasciumi e le praterie alpine dei rilievi con rocce silicee. Di particolare pregio è l’ambiente delle roccere, contraddistinto dalle bellissime piante rupicole come il Raponzolo di roccia (Physoplexis comosa) o la Sassifraga delle Dolomiti (Saxifraga squarrosa). Sempre nell’area centrale del Giardino sono rappresentati gli ambienti umidi d’alta quota come le torbiere, gli stagni ed i prati umidi, dove è possibile apprezzare le splendide fioriture del Gladiolo palustre (Gladiolus palustris), degli Eriofori (Eriophorum latifolium) con i tipici pennacchi bianchi cotonosi, del Falso giglio dorato (Hemerocallis lilioasphodelus), e del Trifoglio fibrino (Menyanthes trifoliata). Si passa poi all’ultimo habitat, il bosco, dove insieme alla componente botanica emergono anche le peculiarità geologiche dell’area. Vi sono boschi di larici e betulle e boschi montani di abete rosso e faggio. L’ontano verde e i saliceti compongono il sottobosco e le aree di transizione, ove, su affioramenti rocciosi, si può incontrare la Campanula di Moretti (Campanula morettiana), endemismo delle Alpi Orientali, mentre nel sottobosco fiorisce la Scarpetta della Madonna (Cypripedium calcaeolus).
Come per ogni Giardino Botanico Alpino anche nel caso del Giardino Botanico delle Alpi Orientali lo scopo è quello di tutelare e mantenere la biodiversità vegetale attraverso le attività di studio, conservazione e di divulgazione. Oltre ai pannelli didattici, ogni specie presenta un cartellino identificativo che riporta la famiglia, il nome comune e quello scientifico, disegno e foto, nonché ulteriori informazioni nel caso di specie endemiche, di Lista Rossa (rischio estinzione) o di Direttiva. Ai fini conservazionistici e per poter effettuare degli scambi con le realtà affini, il personale del Reparto Biodiversità di Belluno ha recentemente costituito una Banca del Germoplasma, rinnovata annualmente, presso il Centro Nazionale Carabinieri Biodiversità Pieve Santo Stefano (AR).
Molto importante infine è l’attività di educazione ambientale rivolta a scolaresche, gruppi e comitive, ma anche ai privati. Le visite guidate, per cui è necessaria la prenotazione, sono sempre gratuite e permettono ai fruitori di conoscere l’ambiente alpino, gli adattamenti delle specie, vegetali, ma anche gli animali, le dinamiche ecologiche e gli effetti dei cambiamenti climatici sugli ambienti d’alta quota.




