Parco di sculture formale, Acqui Terme (AL) - Piemonte

Stitched Panorama

Indirizzo Borgo Monterosso, 42 Acqui Terme (AL) - Piemonte Accessibilità in parte - accessibile con permesso
Telefono +39 02 95699507 Orari apertura Visite solo su appuntamento, martedì 15-18
Fax +39 0144 322177 Costo ingresso Tutti i dettagli sono forniti alla prenotazione della visita
Sito Web Villa Ottolenghi Wedekind

Nei pressi di Acqui Terme, sulla collina di Monterosso, è l’estesa proprietà agricola che la famiglia Ottolenghi in circa 40 anni (dal 1923) trasformò in luogo d’arte e di bellezza. L’articolato inserto paesaggistico si realizza nel segno dell’arte come ragione di vita degli stessi proprietari, l’imprenditore acquese Arturo B. Ottolenghi e la scultrice tedesca Herta Wedekind zu Horst. I primi progetti affidati all’architetto Federico D’Amato e al pittore Ferruccio Ferrazzi sono rielaborati nel 1930 da Marcello Piacentini che si avvale dello stesso Ferrazzi per la parte artistica e della collaborazione di giovani architetti quali Ernesto Rapisardi, Ernesto Bruno Lapadula e Giuseppe Vaccaro; quest’ultimo si dimostra il più attivo rilevando dal 1938 il coordinamento dell’iniziativa alla quale partecipano in vario modo artisti come Adolfo Wildt, Libero Andreotti, Arturo Martini, Fiore Martelli e Venanzo Crocetti. L’ampio progetto si deve purtroppo interrompere con la guerra e sarà Astolfo C. Ottolenghi a riprenderlo richiamando all’opera Giuseppe Vaccaro che nel 1953 rielabora un disegno complessivo dando unitarietà alle tante idee scaturite dalla fertile e ambiziosa ricerca dei genitori scomparsi. Vaccaro, con Guido Cavani, amplia e sistema definitivamente la villa, completa gli ‘studi degli artisti’, interrotti nel 1939, realizza la grande cisterna, il pergolato e il lungo muro di cinta in pietra che delimita le pertinenze della residenza. A Pietro Porcinai si deve il giardino (1955-62) che ricuce con maestria i vari ambienti che si presentavano frammentati: dal giardino vecchio, al pergolato, al giardino roccioso, al grande prato che ingloba il tennis e la piscina dove, finalmente, trova giusta collocazione il bronzo del Tobiolo che Arturo Martini aveva scolpito nel 1931. In grande sintonia con Astolfo, Porcinai cura direttamente ogni dettaglio e ogni realizzazione divenendo il nuovo coordinatore dei lavori che si completano con l’apporto di altri artisti quali Amerigo Tot, Rosario Murabito e dei fabbri Ferrari. Anche Ernesto Rapisardi si occuperà, tra il 1953 e il 1959, del mausoleo senza riuscire nell’intento di completare l’originario progetto piacentiniano che prevedeva un collegamento con la sovrastante villa. L’opera di Porcinai proseguirà invece per alcuni anni con la cura del giardino e la sistemazione paesaggistica della proprietà agricola che, ancora oggi, è leggibile nello svettare di conifere che segnano il paesaggio. Oggi il giardino, che ha purtroppo perso molta parte della ricca componente botanica originaria, è conosciuto soprattutto per il giardino formale (foto).

Strutture architettoniche

Tempio Piscina Pergolato

Epoca

1955-1970

Progettisti ed esecutori

Pietro Porcinai

Bibliografia

L'Italia dei giardini. Viaggio attraverso la bellezza tra natura e artificio, Touring Editore, Milano 2016, p. 28.

Superficie

10 ha

Mappa

Come arrivare



Condizione giuridica

Proprietà Privata

Note

Scheda tratta dalla Guida realizzata dalla Direzione editoriale del Touring Club Italiano e da Apgi, Associazione Parchi e giardini d'Italia: L'Italia dei giardini. Viaggio attraverso la bellezza tra natura e artificio, Touring Editore, Milano 2016, p. 28 (autore Federico Fontana). Foto in evidenza: Mark Cooper.